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pag. 288 |
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formato: 15 x 23 |
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Prezzo 26.00 € |
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Uno spettacolo non mai più veduto nel mondo

Luciano Guerci
La Rivoluzione francese come unicità e rovesciamento
negli scrittori controrivoluzionari italiani (1789-1799)
Fin dal 1789-1790 non mancarono nel nostro paese
coloro i quali videro in ciò che accadeva in Francia
qualcosa di epocale: non una parentesi, non un episodio
passeggero, bensì una «catastrofe» destinata a durare
e tale da escludere ogni compromesso. A una simile
catastrofe non potevano applicarsi che le categorie
di unicità e di rovesciamento, riproposte e articolate
a seconda del precipitare: fenomeno unico, la Rivoluzione
francese, nella storia dell’umanità (o quanto meno
nella storia delle rivoluzioni), e fenomeno che creava
un «mondo a rovescio» rispetto all’Ancien Régime,
il solo mondo che gli scrittori controrivoluzionari fossero
in grado di pensare e di accettare. Irriducibili nella loro
chiusura e ostilità al nuovo ordine che stava sorgendo,
essi individuarono con acutezza la pars destruens
della Rivoluzione. Seguire le idee di unicità e quella
di rovesciamento ha portato l’autore a incrociare temi
essenziali (la libertà, l’uguglianza, i diritti dell’uomo),
e a esaminare la polemica che li investì: polemica spesso
enfatica e furibonda, ma in cui trovarono posto anche
osservazioni meditate ed efficaci. Come Uno spettacolo
non mai più veduto nel mondo mostra lucidamente,
alle idee di unicità e di rovesciamento diede impulso
il «giacobinismo», termine che, apparso in Italia nel 1792,
si radicò negli anni successivi non senza chiamare in causa
i giansenisti, accusati dai controrivoluzionari cattolici
di essere tra i maggiori responsabili delle mostruosità
d’Oltralpe. Per rimediare ai mali prodotti dalla Rivoluzione
era indispensabile, secondo un’espressione impiegata
nel 1793 dal vescovo Adeodato Turchi, «pigliare le cose
al contrario», il che significava ristabilire il cattolicesimo
in tutto il suo splendore, e con il cattolicesimo ristabilire
la sana (o retta) ragione, la vera libertà, la vera eguaglianza,
i veri diritti dell’uomo sfigurati dai «cannibali della Francia».
Tornare indietro per riprendere il cammino: nel periodo
1789-1799 si cristallizzarono idee che, lungi dall’essersi
esaurite, vengono oggi riproposte con aggressiva baldanza
a vari livelli, incluse le sedi più autorevoli. Il nesso tra
passato e presente emerge con esemplare chiarezza dalla
rigorosa analisi condotta nel volume.
Luciano Guerciè professore emerito dell’Università
di Torino, dove ha insegnato Storia moderna, dopo aver
insegnato la stessa materia nell’Università di Sassari.
Tra i suoi libri: Libertà degli antichi e libertà dei moderni.
Sparta, Atene e i «philosophes» nella Francia del ’700 (1979);
con Bruno Bongiovanni ha curato L’albero della rivoluzione.
Le interpretazioni della Rivoluzione francese (1989);
Istruire nelle verità repubblicane. La letteratura
politica per il popolo nell’Italia in rivoluzione, 1796-1799
(1999); per UTET Libreria ha già pubblicato L’Europa
del Settecento. Permanenze e mutamenti (1988).
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