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  pag. 416
  formato: 15 x 23
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La crisi della coscienza europea


Paul Hazard

Introduzione di Giuseppe Ricuperati


“La maggior parte dei francesi pensava come Bossuet, poi all’improvviso i francesi iniziarono a pensare come Voltaire: è una rivoluzione”, scriveva Paul Hazard in questo libro, diventato ormai un classico, in cui vengono descritti i mutamenti della coscienza europea dal Rinascimento, epoca del suo massimo fulgore, all’Illuminismo e ai traumatici eventi della Rivoluzione francese. In un tempo breve si verifica la trasformazione da una società basata sull’obbedienza cieca all’autorità del sovrano e del clero a una civiltà fondata sul diritto. Verso il 1680, infatti, tutto si mette in movimento: si diffonde l’idea che i Moderni sono altrettanto importanti degli Antichi, che il progresso deve avere la meglio sulla tradizione, la scienza sulla fede. Un’epoca di transizione, dunque, in cui il gusto per i racconti di viaggio amplia gli orizzonti e fa vacillare convinzioni acquisite da tempo. Si discute della Bibbia, dell’autenticità dei testi sacri; i liberi pensatori dichiarano guerra alla tradizione. Si parla di religione naturale, di morte naturale, di diritto naturale. Si sogna un’era di felicità sulla terra basata sulla ragione e sulla scienza. Secondo l’autore i principali artefici di tale mutamento furono alcuni pensatori come John Locke e Pierre Bayle, sostenitori, specialmente il secondo, dell’indipendenza della morale dalla religione, di A. Shaftesbury, difensore del principio della tolleranza e di John Toland, che sottoponeva a revisione critica le rivelazioni contenute nei testi sacri, minando così l’autorità della Chiesa fin dalle sue fondamenta.

Paul Hazard (1878-1944) insegnò alla Sorbona e al Collège de France. Nel 1940 divenne membro dell’Académie de France. Grande specialista di storia delle idee e di letteratura comparata, tra le sue opere da ricordare: Rivoluzione francese e lettere italiane 1789-1815 (1910, edizione italiana del 1995); L’Italie vivante (1923) e La pensée européenne de Montesquieu à Lessino, suo ultimo lavoro uscito postumo nel 1946-1948.