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pag. 240 |
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formato: 15 x 23 |
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Prezzo 14.00 € |
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Grande guerra, piccoli generali

Una cronaca feroce della Prima guerra mondiale
Lorenzo Del Boca
Alla vigilia dello scoppio della Prima guerra mondiale, i
più immorali pensavano soltanto di ricavare dei guadagni
per potersi adeguatamente arricchire. Gli idealisti, invece,
credevano di offrire all’Italia l’opportunità di conquistare
peso e prestigio internazionale, in modo da restituirle
quel ruolo che vagheggiavano ma che, dopo i fasti della
Roma dei Cesari, era rimasto incartato nei libri della storia
classica. Negli ultimi dieci anni, prima di quel 1914,
i soldati erano cresciuti alle direttive del generale Paolo
Spingardi, ottimo oratore parlamentare e del generale
Alberto Pollio, ottimo scrittore. L’uno e l’altro – con tutto
lo stato maggiore – coltivavano il mito di Napoleone del
quale leggevano con avidità biografie, recensioni, commenti
strategici e valutazioni tattiche. Anche culturalmente, gli
ufficiali erano rimasti con i piedi e con la testa nelle pastoie
del secolo precedente. Come se il tempo fosse trascorso
senza lasciare traccia. Al momento dell’entrata in guerra,
l’esercito italiano venne affidato a Luigi Cadorna che, se
avesse ottenuto risultati proporzionali alla sua presunzione,
avrebbe conquistato il globo terracqueo. I guai maggiori
di chi combatteva per l’Italia vennero dagli stessi italiani
che dimostrarono di non aver maturato alcuna idea e
che, tuttavia, a quel nulla, si aggrapparono con convinzioni
incrollabili. Si armarono di ordini assurdi. Pretesero di
mandare le truppe all’assalto anche quando ogni logica
l’avrebbe sconsigliato. Insistettero nello sfidare le leggi
della fisica per fortificare posizioni insostenibili.
Per ottenere un’obbedienza supina, fucilarono quelli che apparvero
più riottosi o anche solo meno pronti a sacrificarsi.
Instaurarono un regime di oppressione che sarebbe
risultato odioso per una qualunque dittatura, pur spietata.
E provocarono la morte di un numero imprecisato di loro
uomini, piazzando le mitragliatrici dei carabinieri dietro
le file destinate all’assalto con la disposizione di aprire il
fuoco alla schiena dei soldati, se avessero appena ritardato
a lanciarsi fuori dalle trincee.
Lorenzo Del Boca è giornalista professionista. Ha sviluppato
la sua carriera presso l’editrice “La Stampa”, iniziando a
scrivere sulle pagine provinciali di Novara per diventarne
poi capocronista, inviato speciale ed editorialista. Nel 1996
è stato eletto presidente della Federazione Nazionale della
Stampa e, dal 2001, è il presidente dell’Ordine Nazionale dei
Giornalisti. Polemista, al di fuori delle convenzioni, talvolta
controcorrente, è autore di libri e di saggi che presentano
“l’altra storia” del Risorgimento e dell’Età Contemporanea.
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