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pag. 352 |
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formato: 15 x 23 |
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Prezzo 25.00 € |
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Acquista |
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L'Assedio. Torino 1706

Fabio Galvano
Diecimila fra piemontesi e imperiali, chiusi fra le mura della città, resistono vittoriosamente per quattro mesi all'assalto di quarantamila franco-spagnoli guidati dal generale La Feuillade. L’assedio alla città di Torino, si colloca a livello europeo nel contesto molto più ampio della guerra di successione spagnola. Da una parte la Francia di Luigi XIV, la Spagna e alcuni principi tedeschi; dall’altra l’Impero asburgico, l’Inghilterra, l’Olanda, altri principi tedeschi e italiani fra i quali il duca di Modena e il duca di Savoia, Vittorio Amedeo II. Si combatte dalle Fiandre, alla pianura padana. Perdere Torino significa per gli imperiali e per i loro alleati perdere l’Italia settentrionale. Per il duca di Savoia sono in gioco il destino del suo Stato e la libertà del suo popolo: è il momento di porre fine alle scorrerie delle armate francesi, per le quali il piccolo ducato di Savoia è una sorta di «terra di nessuno», da attraversare senza tanti complimenti quando dalla Francia vogliono raggiungere il milanese. Di affrancarsi, in definitiva, dall’ingombrante benevolenza del re Sole. Fabio Galvano, districando il complesso groviglio di fatti storici, narra le vicende che videro protagonisti Pietro Micca che dà fuoco alla mina e salta in aria sacrificandosi con i francesi che avevano invaso la galleria; il popolo che sotto il bombardamento dà prova di una virtù schietta, semplice e pittoresca; i soldati che combattono sui bastioni e nei fossi, con i loro codini intrecciati, le zimarre bordate, i cappelli a tricorno, tra i fumi degli scoppi e le voragini che si aprono; il principe Eugenio, alla guida delle truppe imperiali che in ultimo arriva a bandiere spiegate, come in un dramma abilmente costruito, a liberare la città mentre «il sole della vittoria rompe dalla collina di Superga».
Fabio Galvano ha fatto il giornalista per più di quarant’anni, e per oltre venti è stato corrispondente de «La Stampa» prima da Mosca, poi da Bruxelles, infine da Londra, città dove molto più giovane aveva lavorato per il «Corriere della Sera» e per «Epoca» prima di un periodo come inviato per altre testate. Dopo una vita trascorsa a raccontare il mondo ai suoi lettori, tornando nella sua città gli è venuta voglia di raccontarla a quegli stessi lettori, ma facendo un viaggio a ritroso nel tempo: un viaggio di tre secoli. Con questo libro Galvano torna alla saggistica dopo un lungo silenzio. Autore di Jimmy Carter, una fortunata biografia che aveva preceduto e anticipato l’elezione a presidente degli Stati Uniti di quell’allora sconosciuto uomo politico del Sud, con un tocco di spirito calvinistico aveva sempre detto che se si vuole fare bene il proprio lavoro per il giornale non si ha tempo di scrivere libri. Ora, uscito dal giornalismo attivo salvo sporadiche collaborazioni, ha trovato quel tempo.
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