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  pag. 448
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Italo Balbo. Lo squadrista, l'aviatore, il gerarca (Fuori catalogo)


Giorgio Rochat


«È grande merito di Rochat aver portato a termine
una biografia del quadrumviro che riesce finalmente
a inquadrarne la figura sia nella storia del fascismo,
sia in quella più vasta della società italiana
del Novecento, e che offre una risposta persuasiva
ai molti interrogativi lasciati aperti…»
– Nicola Tranfaglia

«Il Balbo di Rochat appare come un personaggio
nuovo, forse meno romanzesco e monumentale,
forse meno limpido ed esemplare,
ma più credibile, più umano.»
– Angelo Del Boca

Fu trascinatore di uomini, organizzatore capace e aperto, geniale propagandista… con indubbio fiuto, seppe contemperare la sua affermazione politica con l’accettazione della leadership di Mussolini. Italo Balbo fu certamente uno dei dirigenti più capaci ed efficienti dell’Italia fascista, cadendo nel cielo di Tobruk proprio quando i limiti intrinseci del regime venivano alla luce.»
Giorgio Rochat ha avuto il merito di scrivere la biografia di un personaggio che era già una leggenda ben prima di morire, eludendo l’ampia memorialistica agiografica accumulata nel tempo sul gerarca e attenendosi alle fonti e agli scritti passibili di riscontri. L’autore ripercorre così con equilibrio critico la gioventù ferrarese di Balbo, la sua opera di organizzatore dello squadrismo, le ombre pesanti sull’episodio dell’omicidio di don Minzoni e in seguito l’approdo al ministero dell’Economia e poi all’Aeronautica, da dove – grazie soprattutto alle celebri e avventurose trasvolate oceaniche che ne faranno un eroe nazionale e lo renderanno assai noto anche oltre i confini d’Italia – inizia il salto definitivo nell’empireo del fascismo che lo condurrà a emergere nettamente rispetto agli altri gerarchi.
Troppa fortuna per un uomo solo, tanto da suscitare le invidie di uomini come Ciano e da far pendere presto su di lui sospetti di frondismo nei confronti del regime. Come nota Rochat, Balbo aveva però una scarsa propensione per i problemi ideologici: non aveva una sua visione del fascismo e tanto meno un’alternativa da opporvi. La sua fronda (e qui le tesi dell’autore si discostano per esempio dalle interpretazioni di Renzo De Felice) si ridusse, a ben vedere, a un’opposizione alle leggi razziali e alle prime proteste di fronte all’alleanza con la Germania. Insomma «l’aquila del regime» non aveva forse la stoffa del leader nazionale, ma godeva comunque di grande prestigio, cosa che creò qualche fastidio a Mussolini e portò infine al suo trasferimento in Libia nel 1933 con la carica di governatore. Ma la vera «fortuna» di Balbo, nell’intero e contraddittorio corso della sua vita, fu forse proprio quella di morire misteriosamente (sotto il «fuoco amico» della propria contraerea) prima che si aprissero le pagine più tragiche della guerra e del successivo epilogo del fascismo.

Giorgio Rochat, nato a Pavia nel 1936, ha insegnato nelle università di Milano e Ferrara e dal 1980 è professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Torino; fa parte del direttivo dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia e della «Rivista di storia contemporanea»; è vicepresidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari e della Società di studi valdesi. Tra i numerosi titoli che ha pubblicato: L’esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini 1919-1925 (Bari 1967); Militari e politici nella preparazione della campagna d’Etiopia 1932-36 (Milano 1971); Il colonialismo italiano. Documenti (Torino 1973); L’antimilitarismo oggi in Italia (Torino 1973); Pietro Badoglio, con Piero Pieri (Torino 1974); L’Italia nella prima guerra mondiale (Milano 1976); Breve storia dell’esercito italiano 1861-1943 con Giulio Massobrio (Torino 1978).