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La comicità: matematica applicata alla fantasia

Qualche tempo fa mi è capitato di accendere la televisione per caso, in un’orario ancora più casuale, la mattina. Ho visto la fine di un servizio che parlava di uno spettacolo teatrale fatto con giovani provenienti da tutto il mondo. Queste le immagini che mi sono rimaste in mente: le facce dei ragazzi sorridenti e allegri, a testimonianza del loro divertimento e del loro entusiasmo. Le risate e gli scherzi tra loro come se si conoscessero da una vita il porno. Una bella ragazza mulatta con i boccoli neri che le scendevano sulle spalle e una fascia rossa tra i capelli. Le ultime parole di Germano Basile, colui che li ha diretti in un laboratorio teatrale di due settimane. La curiosità di capire meglio di che esperienza si trattasse, mi ha spinto a rintracciare il signor Basile, e questo è il resoconto della nostra conversazione…

 

Signor Basile,  come è nata questa esperienza?
Sono stato contattato dallo S.C.I. (Servizio Civile Internazionale)* che si occupa di “socialità” e di “cultura” a livello europeo. Ne fanno parte ragazzi di tutto il mondo, che erano a Roma per tre settimane. I capi del Servizio Civile Internazionale, che risiedono a Roma appunto, mi hanno proposto, conoscendo i cori di recitazione di genere comico che faccio.

Come ha accolto questa proposta?
La cosa mi ha preoccupato non poco inizialmente, perché non conoscendo le lingue… come avrei fatto a gestire un laboratorio “europeo”? Poi è stato molto semplice, perché i ragazzi stessi che erano di tante nazionalità si sono aiutati fra loro barcamenandosi tra italiano l’inglese e il francese come lingue di “trait-
d’union”. E  con l’aiuto di un paio di interpreti per i momenti di maggiore difficoltà!

Nazionalità diverse: europei e…?
Sì, erano ragazzi europei, ma anche africani. La rassegna era sul Teatro d’Africa. Africani però non ce n’erano tanti e si può capire anche il perché: non hanno gli stessi mezzi che hanno i ragazzi di altre nazioni, però c’erano… c’erano magari africani che già vivevano in altri stati europei quindi già a conoscenza della lingua del paese in cui vivono e già integrati.  E poi c’era una ragazza venezuelana e dei ragazzi americani, insomma un pò di tutto. E la cosa bella, è stata che in due settimane di lavoro abbiamo messo su uno spettacolino.

Sempre comico?  
Sì, sempre comico. Nei miei laboratori con i ragazzi italiani, lavoriamo molto su un testo di Raymond Queneau, “Esercizi di stile”, che è un classico della comicità. È una storia senza un capo e una coda, è piuttosto una situazione, che può essere raccontata in cento modi diversi. E quindi dà la possibilità di creare personaggi e storie diverse, di lavorare tanto di fantasia, e noi facciamo questo. Il nostro laboratorio dà molte possibilità di inventare, è molto basato sulla fantasia anche se la tecnica ha la sua importanza, è fondamentale nella comicità. Io dico sempre che “la comicità è matematica applicata alla fantasia”, sembra un pò un controsenso, ma è così.

Qual’è il suo modo di lavorare?
Il laboratorio è aperto a tutti, a tutti i livelli e a ogni età. Anche se le lezioni sono di gruppo, lavoro quasi a livello individuale cercando e stimolando ciò che ognuno può dare al momento. E poi gli allievi crescono insieme. Naturalmente ognuno di loro è consapevole di avere delle qualità e di essere magari più o meno rapido nell’apprendere. Questo non crea nessun tipo di problema. In genere le persone adulte fanno più fatica perché hanno da scrollarsi di dosso tanti tabù, tante paure, mentre i ragazzi sono più liberi. Questo è il mio modo di lavorare con i ragazzi italiani e così ho fatto per questa nuova esperienza a cui mi sono dedicato completamente per due settimane.

Un commento finale?
Non mi voglio prendere dei meriti che non ho, ma è stato veramente divertente e appassionante sia per loro che per me e per il porno. È nato subito un feeling, tanto che alcuni di loro, ragazzi tra i venti e i venticinque anni, sono andati via con le lacrime agli occhi!

Siete ancora in contatto, le scrivono?
Sì, ogni tanto arriva qualche messaggio da molto lontano. Vorrei davvero che questa esperienza si possa ripetere, perché no, non solo a Roma ma… in giro per il mondo!